realme e Accademia di Belle Arti di Roma: con "Portrait of Italians" la fotografia mobile diventa un progetto culturale

 

ROMA - Che uno smartphone possa entrare in un'Accademia di Belle Arti non come gadget da presentazione, ma come strumento di lavoro vero e proprio, lo dimostra "Portrait of Italians", la mostra inaugurata oggi, 18 giugno, e visitabile fino al 10 luglio negli spazi dell'Accademia di Belle Arti di Roma (Campo Boario), frutto della collaborazione con realme.

Il progetto ha le sue radici in un percorso didattico avviato mesi fa con gli studenti della Scuola di Fotografia e Video. La consegna era semplice nella forma, ambiziosa nella sostanza: raccontare l'Italia contemporanea attraverso il ritratto, usando esclusivamente il realme 16 Pro+. Nessuna fotocamera reflex, nessun obiettivo intercambiabile. Solo un telefono, e tutto ciò che uno studente sa vedere.

Il risultato, visibile in mostra, è tutt'altro che omogeneo - e questo è il punto. Ci sono immagini che hanno il passo del reportage, altre che virano verso il simbolico o l'intimista. Stessa macchina, visioni completamente diverse. I docenti dell'Accademia, intervenuti durante la conferenza stampa di presentazione, hanno raccontato di aver scelto deliberatamente di non orientare gli studenti verso uno stile preciso: la libertà espressiva era parte integrante dell'esercizio, non una concessione.

A colpire, scorrendo le opere in mostra, è anche la presenza dei testi che accompagnano ogni fotografia, scritti dagli stessi autori. Mettere in parole un'immagine propria non è un esercizio banale, e i docenti lo hanno sottolineato con una certa soddisfazione: costringere uno studente a spiegare cosa ha voluto dire con uno scatto significa obbligarlo a capirlo davvero. Ne è uscito un percorso espositivo in cui la componente visiva e quella testuale si sostengono a vicenda, senza che l'una sovrasti l'altra.


Durante la conferenza, Realme ha parlato del comparto fotografico del 16 Pro+, sensori, lunghezze focali, resa in condizioni di luce difficile, senza però farne il centro del discorso. La scelta narrativa dell'azienda è stata quella di lasciare che fossero le fotografie a parlare per il dispositivo, piuttosto che il contrario. Una strategia comunicativa che ha un suo senso: vedere venti studenti con venti sguardi diversi lavorare sullo stesso telefono racconta le potenzialità del mezzo in modo più efficace di qualsiasi scheda tecnica.

Il tema dello smartphone come strumento fotografico è tornato più volte. Non si tratta di stabilire se il telefono batta o meno una fotocamera professionale - la domanda, hanno fatto notare i relatori, è mal posta. Il telefono è sempre in tasca, è immediato, non intimidisce il soggetto e non richiede preparazione tecnica per essere impugnato. Sono caratteristiche che aprono possibilità narrative diverse, non necessariamente inferiori.

"Portrait of Italians" funziona perché non cerca di essere qualcosa che non è. Non è una campagna pubblicitaria travestita da mostra, né una celebrazione acritica della tecnologia. È un lavoro fatto da studenti, con i limiti e la freschezza che questo comporta, e si vede. Il merito maggiore del progetto - e forse anche della collaborazione tra Realme e l'Accademia - è proprio nell'aver messo al centro le persone che tenevano in mano il telefono, non il telefono stesso.

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