Sony RX10 V: torna dopo nove anni la bridge superzoom, ora con l'intelligenza artificiale delle mirrorless Alpha

 

A nove anni dal debutto della RX10 IV, un modello che sembrava ormai destinato a scomparire insieme all'intera categoria delle fotocamere bridge di fascia alta, Sony riporta in vita la sua serie superzoom "tuttofare" con la RX10 V. L'obiettivo resta lo stesso che ha reso celebre la gamma fin dal 2013: uno ZEISS Vario-Sonnar 24-600mm con apertura F2,4-4,0, capace da solo di coprire il grandangolo e il super-teleobiettivo senza mai dover cambiare ottica, un vantaggio che continua a fare della RX10 la scelta naturale per chi fotografa viaggi, natura e sport senza voler portare con sé un intero corredo di lenti intercambiabili.

Se il binomio sensore-ottica rimane una costante, rispetto al passato è invece la parte elettronica a segnare un salto netto. La fotocamera monta ora il processore Bionz XR di ultima generazione, affiancato per la prima volta in questa serie da un secondo chip dedicato interamente all'elaborazione dell'intelligenza artificiale. È da questa doppia unità di calcolo che nasce il vero elemento distintivo della quinta generazione: un autofocus con riconoscimento in tempo reale basato su algoritmi di deep learning, capace non solo di individuare volti e occhi umani, ma di eseguire una vera e propria stima della posa corporea per mantenere a fuoco un soggetto anche quando è di spalle o ha il volto coperto da casco o occhiali da sole, un dettaglio pensato su misura per chi fotografa motociclismo e sport action. I target riconosciuti si estendono inoltre ad animali, uccelli, insetti, automobili, treni e aerei, con una modalità automatica che elimina la necessità di selezionare manualmente il soggetto dal menu.

 
La potenza di calcolo aggiuntiva si traduce anche in prestazioni di scatto continuo più elevate: la raffica sale dai 24 fps della generazione precedente fino a 30 fps con otturatore elettronico, mantenendo il tracciamento AF/AE completo e uno scatto blackout-free che non interrompe la visualizzazione nel mirino durante la sequenza, un comportamento finora riservato ai corpi macchina professionali della serie Alpha. Il corpo stesso della fotocamera abbandona il disegno più tradizionale delle bridge per avvicinarsi all'ergonomia delle mirrorless di fascia alta, con un mirino OLED Quad-VGA da 3,68 milioni di punti e una batteria che garantisce fino a 630 scatti, circa il 50% in più rispetto al modello precedente.

 
Sul fronte video il cambio di passo è ancora più marcato: dove la RX10 IV si fermava al 4K a 30p, la nuova generazione supporta nativamente il 4K a 120p, con slow-motion fino a 5x, i profili S-Log3 e S-Cinetone per la color grading professionale e la possibilità di importare fino a sedici LUT personalizzate. Il chip AI abilita anche una funzione di inquadratura automatica che segue il soggetto mantenendolo centrato durante la registrazione, simulando il lavoro di un operatore video dedicato.

La RX10 V è già disponibile in preordine in Italia al prezzo di 2.500 euro, circa il 25% in più rispetto al prezzo di lancio della generazione precedente, un aumento che riflette tanto l'inflazione dei componenti quanto la dotazione tecnologica ereditata dal sistema mirrorless Alpha. Resta da vedere se il mercato delle bridge superzoom, dato per morente fino a poche settimane fa, saprà rispondere a un ritorno tanto atteso quanto, sul piano del prezzo, tutt'altro che scontato.

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