Q-PLANET, Pasqal e 37 partner UE industrializzano i chip quantistici ad atomi neutri

 


Per un decennio il computing quantistico è rimasto prigioniero di un problema che con la fisica ha poco a che fare: costruire un singolo processore funzionante in laboratorio è un conto, replicarlo a decine o centinaia con qualità costante è tutta un'altra impresa. È esattamente questo il nodo che l'Unione Europea ha deciso di affrontare con Q-PLANET, il progetto da 50 milioni di euro lanciato ufficialmente in questi giorni dalla Chips Joint Undertaking insieme all'azienda francese Pasqal, uno dei nomi di riferimento mondiale nel computing quantistico ad atomi neutri. Non si tratta di un ennesimo laboratorio di ricerca, ma della prima linea pilota industriale europea pensata per produrre in modo scalabile i componenti alla base di questa tecnologia: sistemi laser integrati su chip, atom chip avanzati e celle di vapore microfabbricate.

A comporre il consorzio sono 37 partner sparsi in 12 paesi membri, dall'Italia alla Francia, dalla Germania alla Spagna, passando per Belgio, Finlandia, Paesi Bassi e Svezia. L'impalcatura giuridica è un accordo quadro di partenariato che durerà sei anni; la prima fase, triennale, è partita concretamente l'8 e il 9 luglio scorsi. Dietro i tecnicismi c'è però un obiettivo che con la tecnica ha poco a che fare: rendere l'Europa autonoma sulle tecnologie quantistiche più critiche, blindare la catena di fornitura del continente e, se le stime del progetto reggeranno, mettere sul mercato del lavoro 350 posizioni dirette a cui se ne aggiungeranno circa mille nell'indotto.

La scelta più significativa, però, riguarda il modo in cui Q-PLANET intende diffondere questa tecnologia una volta sviluppata. Il progetto prevede infatti la pubblicazione di kit di progettazione di processo e di assemblaggio con standard aperti, pensati esplicitamente per abbassare le barriere di ingresso per nuove aziende che vogliano sviluppare hardware quantistico. È un meccanismo che chi si occupa di semiconduttori tradizionali riconoscerà immediatamente: è lo stesso principio che, decenni fa, ha permesso la nascita dell'intero ecosistema fabless nell'industria dei chip classici, dove piccole aziende potevano progettare processori senza possedere una fabbrica. Se la scommessa funzionasse, l'Europa potrebbe vedere emergere nei prossimi anni un vero e proprio strato di startup dell'hardware quantistico, oggi quasi del tutto assente rispetto a Stati Uniti e Cina.

Q-PLANET non è peraltro un progetto isolato, ma uno dei sei filoni paralleli con cui la Chips JU sta affrontando altrettante tecnologie di qubit: dagli ioni intrappolati alla fotonica, dal diamante ai qubit superconduttori, fino ai qubit di spin nei semiconduttori. Una struttura deliberatamente ridondante, che riflette la scelta europea di non puntare su un'unica tecnologia vincente ma di costruire capacità industriale su più fronti contemporaneamente, in un settore dove nessuno, a livello globale, ha ancora stabilito quale approccio prevarrà su scala commerciale.


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