Gemini 3.5 Pro slitta ancora, Google contro il suo stesso codice

 

 

Il 17 luglio doveva essere il giorno del debutto di Gemini 3.5 Pro. Da settimane, se non mesi, questa data veniva indicata come il momento in cui Google avrebbe rilanciato la sfida nel settore dei modelli di intelligenza artificiale più avanzati. Alla fine, però, i piani sono andati diversamente. E, stando alle informazioni intercettate da Bloomberg, potrebbe passare un bel po' di tempo prima che questo accada.

Stando a quanto riferito dal quotidiano, che cita fonti interne e dieci tra attuali ed ex dipendenti dell'azienda, il rinvio non sarebbe solo di pochi giorni. Il nodo riguarda soprattutto le prestazioni nella scrittura e nell'analisi del codice, un ambito in cui Google ammette di non aver ancora raggiunto il livello dei principali concorrenti.

L'aspetto più significativo è che Mountain View avrebbe già tentato di colmare questo divario. A fine giugno sarebbero stati aggiornati i dati utilizzati per l'addestramento del modello proprio con l'obiettivo di migliorarne le capacità di coding. Ma nonostante gli sforzi, i risultati non avrebbero soddisfatto le aspettative interne. Non si tratta quindi soltanto di un ritardo nel calendario, ma di una difficoltà tecnica che, almeno finora, sembra difficile da risolvere.

Questo mette Google davanti a una scelta tutt'altro che semplice: pubblicare un modello che gli stessi ingegneri non ritengono ancora all'altezza oppure rimandarne ulteriormente il lancio, mentre il resto del settore continua a evolversi rapidamente. Nel frattempo, la pagina ufficiale dedicata a Gemini 3.5 continua a indicare il modello come "in arrivo", senza fornire una data precisa. L'azienda conferma soltanto che sono in corso test riservati a un numero ristretto di partner.

A rendere la situazione ancora più interessante è il contesto internazionale. Proprio oggi, prende il via a Shanghai la World Artificial Intelligence Conference 2026, uno degli appuntamenti più importanti dedicati all'IA. Alla conferenza sarà presente anche Xi Jinping, che torna sul palco dell'evento per la prima volta dalla sua edizione inaugurale del 2018. Con oltre 1.000 espositori e più di 140 forum in programma, l'evento, rappresenta anche un'occasione con cui la Cina punta a rafforzare il proprio ruolo nel dibattito globale sullo sviluppo e sulla regolamentazione dell'intelligenza artificiale.

Accostare queste due notizie offre uno spaccato interessante del momento che sta vivendo il settore. Da una parte c'è Google, alle prese con un modello che richiede ancora lavoro prima di essere rilasciato. Dall'altra c'è la Cina, che sfrutta un grande evento internazionale per ribadire i propri interessi strategici nel campo dell'IA.

Il report di Bloomberg ci fornisce, inoltre, altri elementi di contesto, parlando di un clima interno complesso, di ricercatori passati alla concorrenza e di una crescente pressione sul team che lavora a Gemini. È un promemoria di quanto questa competizione non si giochi soltanto sulle classifiche dei benchmark o sulle prestazioni dei modelli, ma anche sulla capacità di rispettare le tempistiche annunciate e di mantenere le aspettative create attorno ai propri prodotti.

Nelle prossime settimane saranno soprattutto due gli aspetti da osservare: capire quando Google sceglierà di presentare Gemini 3.5 Pro e verificare se dalla conferenza di Shanghai, oltre ai messaggi di carattere politico e simbolico, emergeranno iniziative concrete.

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