La Guerra Quantistica: USA e Cina alzano la posta

 

 

Il 21 maggio 2026 il Dipartimento del Commercio americano ha annunciato lettere d'intento per 2,013 miliardi di dollari destinati a nove aziende statunitensi di quantum computing, nell'ambito del CHIPS and Science Act. Non è la prima volta che Washington finanzia la ricerca quantistica. È però la prima volta che lo fa prendendo partecipazioni azionarie dirette nelle aziende finanziate - una svolta che trasforma il supporto da sovvenzione scientifica a investimento strategico di Stato.

Il messaggio non poteva essere più netto. Come ha dichiarato il Segretario al Commercio Howard Lutnick: questi investimenti servono a «guidare il mondo in una nuova era dell'innovazione americana». Traduzione geopolitica: Washington ha deciso che la corsa al quantum computing non è una questione accademica, è una guerra industriale di Stato - e intende combatterla come tale.

I mercati hanno capito: la reazione cinese

I mercati finanziari hanno letto il segnale in anticipo rispetto alle cancellerie. Nelle due sedute successive all'annuncio americano, i titoli quantum cinesi sono schizzati in borsa: Quantum CTEK +19%, GuoChuang Software +18%, Koal Software +9,5%. Sul fronte USA, Infleqtion è salita di oltre il 30%, Rigetti Computing del 63%, D-Wave del 53%, IBM del 13%.

Una simmetria rivelatrice. Gli investitori non hanno scommesso solo sulla forza americana: hanno scommesso sulla risposta cinese. E i precedenti danno loro ragione.

La Cina aveva già mosso prima

Mentre Washington annunciava i suoi 2 miliardi, la Cina stava già pubblicando i risultati. Solo nel mese di maggio 2026:

Origin Quantum ha lanciato Origin Wukong-180, il suo quarto computer quantistico superconduttore di quarta generazione, con 180 qubit computazionali su un singolo chip e un tasso di accuratezza del 99% nelle operazioni core. È disponibile online e accetta già task da utenti di tutto il mondo.

L'Accademia delle Scienze cinese (CASCA) ha presentato Hanyuan-2, che si descrive come il primo computer quantistico a doppio core al mondo, basato su tecnologia a atomi neutri sviluppata interamente in Cina, con 200 qubit totali. È la prima volta che un processore quantistico passa da un'architettura a core singolo a una doppia — un salto concettuale, non solo prestazionale.

L'USTC (Università della Scienza e Tecnologia della Cina) ha pubblicato i risultati di Jiuzhang 4.0 sulla rivista Nature il 13 maggio: il computer fotonico ha risolto un problema computazionale di riferimento a una velocità superiore di 10⁵⁴ volte rispetto al più potente supercomputer classico esistente. Ha manipolato e rilevato stati quantistici fino a 3.050 fotoni, contro i 255 della versione precedente.

Tre macchine diverse, tre approcci tecnologici diversi, in un solo mese. Non è un caso: è una strategia.

Il piano quinquennale e la logica di Pechino

La Cina non improvvisa. Il quantum computing figura al primo posto tra le sei industrie del futuro nel 15° Piano Quinquennale (2026-2030), insieme a biotecnologie, energia a idrogeno e fusione nucleare, interfacce cervello-computer, intelligenza artificiale embodied e telecomunicazioni 6G.

Un analista cinese citato da Asia Times identifica tre ragioni per cui il quantum merita questa priorità: sicurezza nazionale (il quantum rivoluzionerà difesa e sicurezza delle informazioni), effetto moltiplicatore sulle altre industrie (accelerare ricerca farmaceutica e progettazione di materiali), e dominio tecnologico (chi arriva primo fissa le regole del gioco).

Sul fronte degli investimenti, i dati McKinsey indicano che nel 2024 la Cina ha investito 15 miliardi di dollari nel settore quantum — più del doppio dei 7 miliardi combinati tra aziende e governo americano. Va però precisato che una parte significativa di questa cifra riguarda la comunicazione quantistica più che il computing vero e proprio, dove gli USA mantengono un vantaggio tecnico riconoscibile.

Dove sono i punti di forza cinesi  e dove i punti deboli

L'analisi cinese sul confronto con gli USA è sorprendentemente lucida nell'ammettere i propri limiti.

I vantaggi cinesi sono concreti: nella comunicazione quantistica, la Cina detiene una leadership assoluta globale, con la tecnologia crittografica di Quantum CTEK già distribuita commercialmente su scala nazionale. Nella produzione di chip superconduttori, Origin Quantum gestisce l'unica linea di produzione quantistica da 6 pollici in Cina, con una capacità giornaliera di oltre 100 wafer e un tasso di resa del 92%.

I punti deboli sono altrettanto chiari: la fabbricazione dedicata di wafer quantistici e le apparecchiature ad alto contenuto tecnologico per controllo e misura. I chip quantistici cinesi si appoggiano ancora parzialmente a fonderie convenzionali. Ed è precisamente lì che Washington ha concentrato quasi il 70% del suo nuovo pacchetto di investimenti -nelle fonderie per wafer quantistici, replicando il modello che ha usato per i semiconduttori tradizionali.

I quattro campi di battaglia tecnologici

La competizione si articola su quattro approcci hardware distinti, ciascuno con i propri campioni nazionali:

Superconduttori (circuiti elettrici supercooled come qubit): USA con IBM, Google, Rigetti; Cina con Origin Quantum e Quantum CTEK.

Fotonici (particelle di luce per i calcoli, senza refrigerazione): USA con PsiQuantum; Cina con la serie Jiuzhang dell'USTC. Questo approccio è strategicamente importante perché non richiede i dilution refrigerator, componenti sensibili soggetti ai controlli all'esportazione occidentali.

Ioni intrappolati (atomi carichi individuali come qubit): USA con Quantinuum e IonQ; Cina con Qudoor di Pechino.

Atomi neutri (atomi tenuti in posizione da fasci laser): USA con Atom Computing e Infleqtion; Cina con CAS Cold Atom Technology e il suo Hanyuan-2.

La diversificazione cinese su tutti e quattro i fronti non è inefficienza: è una copertura strategica contro i controlli all'esportazione. Se le restrizioni occidentali tagliano l'accesso a un tipo di tecnologia, gli altri percorsi rimangono aperti.

La guerra dei controlli all'esportazione

Già nell'era Biden, Washington aveva introdotto controlli sulle esportazioni verso la Cina di computer quantistici, componenti critici e software correlato (settembre 2024), seguiti dal divieto agli investimenti americani nel settore quantum cinese (gennaio 2025).

Con Trump, nel marzo 2025 sono state aggiunte all'export blacklist circa 80 aziende, oltre 50 delle quali cinesi. Tra le sanzionate nel quantum: Quantum CTEK, Origin Quantum, l'USTC, l'Istituto di Tecnologia Quantistica di Jinan, il Laboratorio Nazionale di Hefei.

Ma la Cina ha trovato percorsi alternativi. In un filmato della CCTV del gennaio 2023, Origin Quantum mostrava di utilizzare una mask aligner prodotta dalla tedesca SÜSS MicroTec per produrre i propri chip superconduttori: la prova che i controlli americani non hanno chiuso completamente l'accesso alle attrezzature di fabbricazione chiave. Il risultato è arrivato: Origin Wukong-72 nel gennaio 2024, poi Wukong-180 nel maggio 2026.

La svolta strutturale: dallo stato che finanzia allo stato che investe

Il punto più significativo dell'annuncio americano non è l'ammontare, ma la struttura. Per la prima volta il governo statunitense acquisisce partecipazioni azionarie di minoranza nelle aziende finanziate - non è un grant, è un investimento con ritorno atteso per i contribuenti.

La distribuzione dei fondi rivela le priorità: GlobalFoundries riceve 375 milioni per creare una fonderia quantistica domestica; IBM riceve 1 miliardo per costruire una nuova sussidiaria dedicata ai wafer superconduttori per il quantum; i restanti 538 milioni vanno a sette aziende (Atom Computing, D-Wave, Infleqtion, PsiQuantum, Quantinuum, Rigetti e il protagonista meno noto Diraq, specialista in spin al silicio) per risolvere specifici problemi ingegneristici non risolti nelle diverse modalità quantistiche.

Come ha osservato un analista cinese, circa il 70% dell'investimento strategico americano è concentrato nella produzione di wafer - esattamente il punto debole dichiarato cinese. Non è una coincidenza.

Cosa significa per il resto del mondo e per l'Europa

La corsa quantistica USA-Cina ha implicazioni che vanno oltre i due contendenti principali. Per l'Europa, già in ritardo nella competizione sui semiconduttori, il rischio è di restare spettatrice anche in questa nuova frontiera.

Le sanzioni americane colpiscono anche i fornitori europei che vendono attrezzature alla Cina: SÜSS MicroTec, citata nel caso Origin Quantum, è tedesca. Le aziende europee si trovano quindi schiacciate tra le restrizioni americane e l'interesse commerciale cinese, senza una propria politica quantistica di sistema all'altezza della posta in gioco.

Il quantum computing non è solo la prossima generazione dei computer. È la tecnologia che ridefinirà crittografia, simulazione molecolare, ottimizzazione logistica, intelligenza artificiale, sistemi d'arma. Chi controlla le infrastrutture di produzione - i wafer, le fonderie, le attrezzature di controllo - controlla i futuri monopoli tecnologici.

La "guerra industriale di Stato" tra USA e Cina è già iniziata. La domanda aperta è quanti altri attori abbiano ancora la possibilità di entrarci - e per quanto tempo.

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