Accenture e AI4I insieme: l'Italia prova a fare sul serio con l'intelligenza artificiale

Parlare di intelligenza artificiale è diventato quasi obbligatorio negli ultimi anni. Ogni convegno, ogni piano industriale, ogni discorso di un CEO ne fa menzione. Ma tra il dire e il fare, in Italia, c'è ancora un fossato bello largo.

I numeri lo confermano senza troppi giri di parole: nelle grandi imprese l'IA viene davvero usata solo nel 53% dei casi, e si scende al 16% nelle aziende con almeno dieci dipendenti. Cifre che ci tengono sotto la media europea e che raccontano un Paese che guarda la rivoluzione digitale un po' dalla finestra.

Qualcosa però si muove. Accenture e l'Istituto Italiano di Intelligenza Artificiale (AI4I) hanno annunciato una partnership che, nelle intenzioni, dovrebbe aiutare le imprese italiane a smettere di osservare e cominciare a fare. L'orizzonte temporale è il 2030, e gli obiettivi sono due: accelerare l'adozione dell'IA nei settori produttivi e costruire una capacità nazionale di sviluppare tecnologie proprie, non solo importate. 

Il cuore tecnologico del progetto è un supercomputer chiamato "AI Foundry": 148 processori grafici di ultima generazione, 10 milioni di euro di investimento, e una sede a Torino. Non è solo una questione di potenza di calcolo - è un segnale preciso che si vuole tenere in Italia almeno una parte della filiera dell'IA.

Accenture porta in dote la sua rete globale e una visione chiara del mercato. Secondo una loro ricerca recente, il 92% dei manager italiani prevede di aumentare gli investimenti in IA nel 2026 - tra le percentuali più alte in Europa. L'ottimismo c'è. La domanda è se questa volta si traduce in qualcosa di concreto.

Nel frattempo AI4I ha già messo in piedi una rete di collaborazioni: 92 aziende coinvolte, 124 soluzioni tecnologiche già disponibili. E la piattaforma Suk - che fa da ponte tra chi offre soluzioni IA e chi ne ha bisogno - punta a superare le 200 collaborazioni all'anno.

C'è poi il tema della formazione, spesso il grande dimenticato in queste storie. Il 57% dei leader italiani dice di voler investire nel 2026 in formazione legata all'IA, contro una media europea del 46%. Un segnale incoraggiante, anche se le dichiarazioni di intenti e i piani formativi reali non sempre coincidono.

La sensazione, insomma, è che questa volta qualcosa stia cambiando davvero. Non per ottimismo di facciata, ma perché - come ha ricordato il presidente di AI4I Fabio Pammolli - la sfida vera è trasformare il potenziale in risultati concreti, tenendo insieme ricerca e applicazione industriale. 

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