6G e ISAC: quando la rete può diventare uno strumento di sorveglianza


Le reti mobili del futuro potrebbero non limitarsi a trasmettere informazioni. Potrebbero anche percepire ciò che accade nello spazio circostante, rilevando persone, oggetti e movimenti attraverso gli stessi segnali radio usati per comunicare. È una delle prospettive più affascinanti del 6G e, allo stesso tempo, una delle più delicate. La tecnologia si chiama Integrated Sensing and Communication, abbreviata in ISAC, e non si tratta supposizioni complottiste: è uno degli sei scenari d'uso che l'International Telecommunication Union ha inserito nel quadro IMT-2030, il nome tecnico con cui viene indicata la prossima generazione delle comunicazioni mobili.

Il quadro IMT-2030 è stato pubblicato dall'ITU alla fine del 2023 come raccomandazione internazionale, e affianca a tre scenari già noti nel 5G tre novità: la connettività diffusa, l'integrazione dell'intelligenza artificiale nella rete e, appunto, il sensing. Nel marzo 2026 l'ITU ha compiuto un altro passo, concordando i requisiti tecnici di prestazione con cui saranno valutate le future interfacce radio. Parallelamente il 3GPP, l'organismo che si occupa di scrivere materialmente gli standard, ha completato nella primavera del 2026 lo studio sugli scenari d'uso del 6G, fissando il calendario: le prime specifiche vere e proprie saranno redatte tra il 2027 e la fine del 2028, con l'obiettivo di reti commerciali intorno al 2030. Il tempo per decidere le regole, quindi, è adesso.

Questo non significa che il 6G sia già una rete di sorveglianza, né che ogni futura antenna potrà automaticamente "vedere" dentro le abitazioni. Significa però che la capacità di percepire l'ambiente sta entrando nell'architettura stessa dell'infrastruttura di comunicazione. E il confine tra servizio utile e controllo invasivo non dipenderà solo dalle prestazioni tecniche, ma dalle regole con cui i dati saranno raccolti, elaborati, conservati e condivisi.

Oggi una rete mobile ha soprattutto il compito di trasportare informazioni tra dispositivi. Con l'ISAC lo stesso segnale radio svolge due funzioni insieme: comunica e analizza le riflessioni prodotte da persone, veicoli, edifici e altri elementi presenti nell'ambiente. Il principio ricorda quello di un radar. Un segnale viene trasmesso, incontra qualcosa, torna indietro modificato. Analizzando ritardo, intensità, angolo di arrivo e variazioni del segnale, il sistema ricava informazioni sullo spazio circostante, dove si trova un oggetto, quanto è distante, a che velocità si muove, in alcuni casi persino di che materiale è fatto. Il quadro dell'ITU parla esplicitamente di rilevamento di oggetti, localizzazione, imaging e mappatura.

Le applicazioni potenzialmente utili sono molte e non vanno sottovalutate. Il primo rapporto dell'ETSI dedicato all'ISAC, pubblicato nel marzo 2025, ne ha censite ben diciotto: dal riconoscimento dei movimenti umani al soccorso in emergenza, dalla navigazione dei veicoli autonomi alla robotica industriale, fino al monitoraggio ambientale. Una rete potrebbe accorgersi che una persona anziana è caduta in casa, guidare i soccorritori dentro un edificio pieno di fumo, segnalare un ostacolo su una strada o fermare un braccio robotico prima che colpisca un operaio. Sul fronte 3GPP il conto è ancora più alto: uno studio concluso nel 2024 elenca trentadue casi d'uso, dall'individuazione di intrusi al monitoraggio della pioggia, dal tracciamento delle traiettorie alle applicazioni sanitarie e sportive.

Proprio quest'ultimo punto spiega perché il tema sia così sensibile. La precisione effettiva dipenderà da frequenze, larghezza di banda, numero e posizione delle antenne, algoritmi utilizzati e configurazione del servizio. Descrivere il 6G come una telecamera invisibile universale sarebbe scorretto. Ma i documenti tecnici mostrano che le informazioni ricavabili potrebbero andare ben oltre la semplice presenza di un dispositivo. Lo stesso studio del 3GPP osserva che una rete con capacità di sensing può individuare micro-movimenti come il battito cardiaco, e che con una risoluzione sufficientemente elevata i risultati potrebbero teoricamente includere profili visivi di persone e di infrastrutture critiche.

Il rapporto ETSI GR ISC 004, pubblicato nel febbraio 2026 e dedicato a sicurezza, privacy, affidabilità e sostenibilità dell'ISAC, mette il problema nero su bianco. Il documento individua diciannove questioni chiave, delle quali quindici riguardano sicurezza e privacy, quattro la sostenibilità. Tra i dati potenzialmente sensibili l'ETSI indica la posizione di una persona, i suoi schemi di movimento, i gesti e, a seconda dell'applicazione e della configurazione, elementi di natura biometrica come l'andatura, le caratteristiche del volto o la frequenza cardiaca.

L'aspetto più delicato è che il rilevamento non richiede la collaborazione della persona osservata. Un individuo può essere intercettato dal sistema anche senza possedere uno smartphone 6G e senza essere connesso alla rete. L'ETSI usa due termini precisi per descrivere il problema: inconsapevolezza e impossibilità di intervenire. Chi si trova nell'area sottoposta a sensing potrebbe non sapere di essere rilevato, da chi e per quale finalità, e non ha alcuno strumento per opporsi. Non essendo collegato alla rete, non c'è nemmeno un canale attraverso cui informarlo.

Una tecnologia di rilevamento non equivale automaticamente a uno strumento di sorveglianza. Lo diventa quando l'osservazione avviene senza un'adeguata base giuridica o senza trasparenza, quando i dati vengono conservati oltre il necessario, quando sono incrociati con altre informazioni personali o riutilizzati per finalità diverse da quelle dichiarate. Un sistema nato per regolare il traffico pedonale potrebbe essere impiegato per ricostruire gli spostamenti abituali delle persone. Un'infrastruttura installata per la sicurezza di un edificio potrebbe produrre dati utili a profilare dipendenti, clienti o semplici passanti. Se poi i risultati del sensing venissero combinati con videocamere, identità digitali, dati telefonici o modelli di intelligenza artificiale, la capacità di inferenza crescerebbe ancora.

Lo stesso ETSI include tra le minacce il riutilizzo dei dati per sorveglianza o profilazione non autorizzate, la raccolta inconsapevole di informazioni personali e la possibile esposizione di attività svolte in spazi privati. E affronta una questione ancora poco discussa: a chi appartengono i dati prodotti da un sistema che osserva persone mai entrate in contatto con la rete? Nel modello tradizionale distinguere tra interessato, titolare e responsabile del trattamento è relativamente semplice. Nel sensing distribuito, invece, misurazioni provenienti da antenne, dispositivi e più operatori possono essere elaborate insieme. Stabilire chi risponde di un determinato risultato, chi può accedervi e chi deve cancellarlo diventa molto più complesso.

Il quadro normativo europeo, del resto, non parte da zero. Il GDPR considera personali anche i dati che permettono di identificare una persona in modo indiretto, e impone una valutazione d'impatto quando si effettua un monitoraggio sistematico su larga scala di zone accessibili al pubblico, una descrizione che si attaglia bene a un'antenna capace di rilevare presenze in una piazza. Il regolamento europeo sull'intelligenza artificiale, a sua volta, pone limiti stringenti all'identificazione biometrica remota negli spazi pubblici. Se il sensing radio arrivasse davvero a riconoscere una persona dall'andatura, la sovrapposizione con quelle norme sarebbe evidente. Il punto è che nessuno dei due testi è stato scritto pensando a una rete che osserva l'ambiente per progetto.

C'è poi il nodo del consenso, che non può essere ridotto a una schermata accettata sul telefono. Se il sistema rileva anche chi non possiede un dispositivo connesso, servono meccanismi capaci di informare le persone dell'attività di sensing e, quando possibile, di permettere loro di opporsi. Ma come si comunica a un passante che una strada, una stazione o un edificio stanno usando segnali radio per analizzare movimenti e presenze? E come si garantisce una scelta reale quando il rilevamento avviene in un luogo che non si può evitare, come il posto di lavoro o un mezzo di trasporto? Sono domande che non possono essere affrontate dopo la diffusione della tecnologia. L'ETSI suggerisce di integrare consenso e trasparenza in tutte le fasi di gestione del dato - raccolta, elaborazione, conservazione ed esposizione dei risultati - e richiama soluzioni di anonimizzazione o pseudonimizzazione, limitazione degli accessi, cifratura e cancellazione delle informazioni non più necessarie.

Servono almeno alcuni principi chiari: raccolta limitata ai dati realmente necessari, elaborazione locale quando possibile, conservazione breve, tracciabilità degli accessi, separazione netta tra finalità diverse e controlli indipendenti. Le operazioni di sensing dovrebbero essere verificabili e sottoposte ad audit, con responsabilità definite tra operatori, fornitori di servizi e soggetti che utilizzano i risultati. Anche la sicurezza informatica sarà centrale, un sistema capace di percepire l'ambiente può essere sfruttato abusivamente, ingannato con segnali radio costruiti ad arte o violato per sottrarre dati particolarmente delicati. Proteggere soltanto la comunicazione non basterà più: andranno protetti anche il processo di rilevamento, i modelli di intelligenza artificiale che ne interpretano i risultati e le infrastrutture che li conservano.

Vale la pena aggiungere un elemento che di solito resta ai margini del dibattito. Quattro delle diciannove questioni sollevate dall'ETSI riguardano la sostenibilità. Far percepire l'ambiente a una rete significa trasmettere ed elaborare in continuazione, con un costo energetico che non è irrilevante. Curiosamente, lo stesso sensing potrebbe servire anche a ridurre i consumi, orientando le risorse radio solo dove servono davvero. Anche qui, molto dipenderà da come la funzione verrà progettata e da quanto sensing si deciderà di attivare.

L'ISAC potrebbe rendere le città più sicure, migliorare i soccorsi e offrire nuovi strumenti alla medicina, ai trasporti e all'industria. Rinunciare a queste opportunità per timore della tecnologia sarebbe miope. Sarebbe però altrettanto miope costruire una rete capace di percepire persone e ambienti senza stabilire prima limiti verificabili. La domanda decisiva, quindi, non è soltanto che cosa sarà in grado di rilevare il 6G, ma chi potrà attivare questa capacità, chi controllerà i dati e quali strumenti avrà una persona per sapere di essere osservata.

Il 6G non è ancora una rete di sorveglianza. Ma le caratteristiche tecniche che potrebbero renderlo uno strumento di osservazione sono già nei documenti ufficiali di ITU, ETSI e 3GPP, e le specifiche verranno scritte nei prossimi due anni. Per evitare che un'infrastruttura pensata per connettere il mondo finisca anche per monitorarlo silenziosamente, consenso, trasparenza e limiti d'uso dovranno essere parte dello standard, non una correzione introdotta quando ormai è tardi.

Nuova Vecchia

Contattami