Mediterraneo Sistemico: perché il mare è diventato un'infrastruttura strategica

Il 14 settembre, nella Sala d'Amico di Palazzo Colonna a Roma (sede di Confitarma, la Confederazione Italiana Armatori), è stato presentato Mediterraneo Sistemico: Geopolitica e geointeressi del mare tra le terre, il volume di Roberto Bevacqua, direttore del Krysopea Institute, che prova a leggere il bacino mediterraneo non come una semplice area geografica, ma come un sistema di infrastrutture, rotte commerciali, cavi digitali e rapporti di potenza che condizionano direttamente la sicurezza nazionale italiana. All'evento, organizzato da Confitarma e Krysopea, si sono alternati militari, accademici, diplomatici ed esperti di intelligence, in un confronto che ha toccato temi che riguardano da vicino chi si occupa di tecnologia e sicurezza: dalla protezione delle infrastrutture sottomarine al cyber-sabotaggio, dallo spoofing satellitare alle nuove forme di competizione ibrida tra potenze.

Ad aprire i lavori è stato Luca Sisto, direttore generale di Confitarma e padrone di casa della giornata.

Il Mediterraneo "allargato" e il peso delle infrastrutture

Il capitano di vascello Fabrizio Bondi, comandante di vascello e direttore del Centro Studi Marina Militare, ha aperto la parte più tecnica della discussione con una fotografia del ruolo economico del Mediterraneo: attraverso il mare transita circa l'80% del volume e il 70% del valore delle merci scambiate nel mondo. Il Mediterraneo, pur rappresentando circa l'1% della superficie marina globale, concentra, secondo Bondi, una quota rilevante del traffico marittimo mondiale, oltre a una parte significativa degli idrocarburi e del fabbisogno energetico europeo che vi transita.

Ma il dato forse più interessante per chi segue temi digitali riguarda i cavi in fibra ottica sottomarini, che secondo Bondi veicolano circa il 99% del traffico dati globale e miliardi di dollari di transazioni finanziarie ogni giorno. Il Mediterraneo, in quanto mare chiuso e crocevia obbligato, presenta una delle densità più alte al mondo di questi cavi - una concentrazione che ne fa anche un punto critico dal punto di vista della sicurezza.

Bondi ha richiamato il concetto di "Mediterraneo allargato", elaborato dalla Marina Militare alla fine degli anni Ottanta e adottato ufficialmente nei primi anni 2000, che estende l'area di interesse strategico italiano fino al Mar Nero, al Mar Rosso e all'Oceano Indiano. Un concetto ripreso più volte nel corso della serata da diversi relatori.

Cavi sottomarini e minacce ibride: il precedente del Baltico

Uno dei passaggi più concreti dal punto di vista della sicurezza informatica è arrivato da un intervento dedicato esplicitamente alle "sfide e opportunità" dell'Italia nel Mediterraneo, riconducibile a Enrico Colarossi, vicepresidente vicario del CISINT (Centro Italiano di Strategia e Intelligence), che ha aperto richiamando un precedente avvenuto nel Mar Baltico: il danneggiamento di cavi sottomarini che ha interrotto per diversi giorni le comunicazioni tra alcuni paesi del Nord Europa. Un episodio citato per introdurre il tema della vulnerabilità delle infrastrutture digitali anche nel Mediterraneo, dove passano - tra gli altri - gli elettrodotti sottomarini che collegano la Sardegna alla penisola e ad altri paesi partner.

Il relatore ha collegato questo rischio alla presenza della flotta russa nel bacino, citando un episodio avvenuto tra il 5 e il 10 febbraio 2026, quando alcune unità russe avrebbero condotto manovre giudicate anomale a meno di 30 miglia dalle coste sarde, monitorate dalla Marina Militare italiana. Secondo quanto riferito, alcune unità mercantili coinvolte avrebbero disattivato il transponder AIS (il sistema che ne consente l'identificazione e il tracciamento) durante il passaggio, per poi riattivarlo successivamente.

Da qui una rassegna delle minacce "ibride" più attuali per il Mediterraneo, che Colarossi ha elencato in sequenza:

  • campagne di disinformazione legate a tornate elettorali, condotte con tecnologie sempre più sofisticate;
  • pressione energetica, ovvero l'uso politico delle interruzioni nei flussi di energia verso altri Stati;
  • operazioni cyber contro i sistemi di navigazione, con la possibilità di interferire con i segnali di guida satellitare (jamming e spoofing GPS), un rischio che riguarda non solo il traffico commerciale ma la sicurezza stessa del traffico aereo;
  • migrazione strumentalizzata, cioè l'uso della pressione migratoria come leva politica ed economica da parte di alcuni Stati nei confronti dell'Unione Europea.

Un quadro che disegna una mappa delle minacce ibride nel Mediterraneo piuttosto coerente con quanto emerge da analisi specialistiche sul tema.

Chokepoint, shadow fleet e zona grigia

Sullo stesso registro si è mosso in precedenza l'intervento del capitano Bondi, che ha descritto in dettaglio la geografia delle tensioni nel bacino: le crisi sulla sponda meridionale nel Sahel, la Libia come terreno di confronto tra Turchia e Russia, le dispute sulla delimitazione delle acque tra Grecia e Turchia, la rivendicazione algerina sulla vulnerabilità delle proprie infrastrutture sottomarine, e il fenomeno della cosiddetta "shadow fleet" russa - le petroliere che effettuano trasferimenti ship-to-ship non tracciati per aggirare le sanzioni internazionali sui prodotti energetici.

Bondi ha citato gli attacchi nello stretto di Bab el-Mandeb, tra il 2019 e il 2021, come esempio di come la "zona grigia" - la competizione sotto la soglia della guerra convenzionale - trovi nel dominio marittimo un terreno particolarmente favorevole, per la difficoltà di attribuire con certezza la responsabilità delle azioni ostili (la cosiddetta plausible deniability). Un rischio che, secondo l'ufficiale, potrebbe in futuro estendersi al cyber-sabotaggio delle infrastrutture sottomarine da cui dipende l'approvvigionamento energetico italiano ed europeo - motivo per cui la Marina Militare ha avviato l'operazione "Fondali Sicuri", poi confluita in "Mediterraneo Sicuro", con attività di monitoraggio tramite cacciamine.

La lettura geopolitica classica: Heartland e Rimland

Il generale Manlio Scopigno, direttore del Centro Studi Esercito e direttore della formazione di Krysopea, intervenuto dopo Bondi, ha proposto una chiave di lettura basata sulla geopolitica classica - i concetti di Mackinder, Spykman e Mahan - per collocare il Mediterraneo nella competizione contemporanea tra grandi potenze: la teoria dell'Heartland (il "cuore" del continente eurasiatico, oggi conteso tra Russia e Cina) e del Rimland (le fasce costiere periferiche, che gli Stati Uniti cercano di presidiare per contenere l'espansione delle potenze continentali). Una lente che colloca il Mediterraneo, per posizione geografica, proprio lungo quel margine conteso - tutt'altro che un'area pacificata, secondo il relatore, quanto piuttosto uno spazio di competizione strategica permanente.

L'ingegneria del ponte "liquido"

Un intervento di taglio diverso è arrivato da Enzo Siviero, ingegnere e progettista di ponti, rettore universitario e fondatore della rivista Galileo, che ha proposto una lettura infrastrutturale del Mediterraneo: dal progetto di un tunnel Sicilia-Tunisia (basato su uno studio commissionato dalla Regione Siciliana all'ENEA nel 2004) al Ponte di Messina, passando per l'idea di Palermo come nodo di raccordo tra i corridoi logistici che attraversano l'Africa settentrionale. Un intervento che, pur muovendosi su un piano più visionario rispetto agli altri, ha comunque toccato il tema della connettività fisica come infrastruttura strategica al pari di quella digitale.

La sintesi dell'autore

Nelle battute finali, lo stesso Bevacqua ha riassunto l'impianto del libro, che ha detto di aver costruito ripercorrendo la storia recente dell'Italia - dalla ricostruzione post-bellica alla progressiva diversificazione energetica del paese, passando per la crescita dei paesi BRICS e l'ascesa cinese - fino ad arrivare alla proiezione economica del "Piano Mattei" e del "Global Gateway" europeo verso il continente africano. Bevacqua ha citato alcuni dati demografici (una popolazione africana in forte crescita e mediamente molto più giovane di quella italiana) per sostenere la necessità di una proiezione economica italiana verso l'Africa che sia insieme opportunità di sviluppo e, al tempo stesso, argine ai rischi - traffici illeciti, migrazione irregolare, sabotaggi informatici alle infrastrutture - che il libro analizza nel dettaglio.

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