Il Quantum Act europeo: una legge per non perdere la corsa

 

C'è un momento in cui una tecnologia smette di essere un argomento da convegni scientifici e diventa una questione di Stato. Per il quantum computing, quel momento è adesso. L'Europa si appresta a varare il proprio Quantum Act, e le scelte che verranno compiute nelle prossime settimane condizioneranno la gerarchia tecnologica globale per almeno un decennio.

Il percorso ha una data d'inizio precisa: il 2 luglio 2025, quando la Commissione europea ha presentato la Quantum Europe Strategy, la sua iniziativa più ambiziosa per affermare entro il 2030 l'Europa come leader globale nelle tecnologie quantistiche. Non si trattava ancora di legge, ma di visione politica: un documento che individua cinque pilastri - ricerca, infrastrutture, ecosistema industriale, dual-use civile-militare, competenze - e annuncia per il 2026 una legge che dia a quei pilastri una base giuridica vincolante. La proposta formale del Quantum Act è attesa entro giugno 2026.

Il problema che questa legge intende risolvere è concreto e ben documentato. L'Europa ha circa il 32% delle aziende quantistiche mondiali - quasi una su tre - ed è al primo posto per pubblicazioni scientifiche, ma cattura solo il 5% del capitale privato globale del settore. Negli Stati Uniti la quota supera il 50%, in Cina si attesta intorno al 40%. A questo si aggiunge un dato ancora più allarmante sui brevetti: il Joint Research Centre, in un policy report di ottobre 2025, ha quantificato che l'Europa detiene solo il 6% dei brevetti quantistici globali, contro il 46% della Cina e il 23% degli Stati Uniti. Eccellenza scientifica senza capacità industriale: il classico paradosso europeo, replicato anche in questo settore.

La struttura del Quantum Act, così come emerge dalla documentazione preparatoria, si articola su tre obiettivi principali. Ridurre la frammentazione tra i programmi nazionali, sostenere la capacità produttiva europea attraverso sei pilot line per chip quantistici e una design facility comune, e rafforzare la resilienza delle catene di approvvigionamento. La Commissione intende inoltre integrare il nuovo strumento con programmi già esistenti come EuroHPC, EuroQCI, Horizon Europe, Digital Europe ed European Defence Fund.

Non è solo un'agenda industriale. Le tecnologie quantistiche sono considerate critiche sia dalla Strategia di sicurezza economica dell'UE sia dal Libro bianco sulla prontezza della difesa europea 2030, con un significativo potenziale di duplice utilizzo per applicazioni civili e militari. In concreto, l'UE sta sviluppando reti di gravimetri quantistici in grado di rilevare strutture sotterranee - serbatoi d'acqua, giacimenti minerari, camere magmatiche - a profondità di decine di chilometri, con applicazioni che vanno dall'allerta precoce per i terremoti alla ricerca sul clima. Il quantum, insomma, non è solo computazione: è infrastruttura strategica nel senso più ampio del termine.

Sul fronte delle infrastrutture di comunicazione, i progressi sono già visibili: 26 Stati membri stanno costruendo reti quantistiche nazionali e stanno attualmente testando satelliti per la distribuzione di chiavi quantistiche (QKD), con progetti pilota che dimostrano già applicazioni pratiche come la trasmissione sicura di dati ospedalieri e le comunicazioni governative crittografate.

Il quadro geopolitico rende tutto più urgente. L'approccio dell'UE, basato sul consenso, rischia di causare ritardi burocratici in un settore che richiede velocità di azione. E i tempi legislativi non lasciano spazio all'ottimismo: dopo la presentazione della proposta della Commissione, serviranno 18-30 mesi di trilogo con Parlamento e Consiglio prima dell'adozione, poi altri 12-24 mesi prima della piena operatività dei meccanismi finanziari. Realisticamente, le prime pilot lines del Quantum Act produrranno output non prima del 2029-2030.

Proprio per questo la finestra che si apre oggi - e che si chiuderà con la presentazione formale della proposta - è la più importante dell'intero processo. Una volta che la Commissione presenta la proposta, modificarla in trilogo è molto più difficile che indirizzarla nella fase di drafting. La finestra di influenza utile non è il 2029, è ora.

Per l'Italia, il rischio specifico è già identificato: nei maggiori programmi europei dedicati alle tecnologie strategiche degli ultimi anni, si è registrata una forte concentrazione dei finanziamenti in Paesi come Francia, Germania, Paesi Bassi e Finlandia. Il Quantum Act potrebbe replicare questo schema, oppure correggere strutturalmente la distribuzione delle risorse lungo l'intera catena del valore europea. Dipenderà dalla scrittura del testo, dai dettagli tecnici delle pilot lines, dai criteri di accesso alla design facility comune.

L'Europa ha impiegato decenni a costruire la propria eccellenza scientifica nel quantum. Ora ha pochi mesi per decidere se trasformarla in sovranità industriale, o lasciare che altri lo facciano al posto suo.

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