Si è tenuta oggi la conferenza stampa "Open Source Intelligence e Situational Awareness", promossa su iniziativa della Sen. Licia Ronzulli, Vice Presidente del Senato della Repubblica nonché componente del COPASIR. All'interno di questa è stata presentata Gnosphera, la nuova piattaforma italiana di Open Source Intelligence (OSINT) pensata per supportare le decisioni strategiche in ambito sicurezza, difesa e cybersicurezza. All'evento hanno preso parte esponenti istituzionali di primo piano, tra cui la Vicepresidente del Senato Licia Ronzulli, il sottosegretario di Stato al Ministero della difesa Matteo Perego di Cremnago, il Presidente del Copasir (Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica) Lorenzo Guerini e alti ufficiali ed esperti del comparto intelligence, tra cui il Gen. Alessandro Ferrara, il Dott. Francesco Carioti, il Prof. Marco Bacini e Giuseppe Cicconi.
Ad aprire i lavori è stata Licia Ronzulli, che ha sottolineato come le fonti aperte rappresentino sempre più spesso "il primo luogo in cui emergono i segnali" di eventi capaci di incidere sulla sicurezza nazionale - movimenti, anomalie, vulnerabilità e tensioni ancora frammentarie. Secondo la Vicepresidente del Senato, il valore dell'OSINT sta proprio nella capacità di cogliere questi segnali e inserirli in un quadro interpretativo più ampio: informazioni che, prese singolarmente, possono sembrare irrilevanti, ma che lette nel loro insieme permettono di anticipare una crisi quando è ancora possibile intervenire.
Ronzulli ha inoltre evidenziato il valore strategico dello sviluppo di piattaforme come Gnosphera per l'autonomia e la sovranità digitale del Paese, ribadendo che il ruolo dell'intelligenza artificiale non sostituisce quello dell'analista, ma lo affianca: resta all'uomo il compito di interpretare i dati e trasformarli in conoscenza utile alle decisioni.
Nel suo intervento, il sottosegretario Matteo Perego di Cremnago ha inquadrato lo scenario geopolitico attuale come caratterizzato da "minacce ibride", in cui strumenti militari, informatici, economici e cognitivi si combinano in un continuum di competizione - citando come esempio le operazioni di sabotaggio e pressione sulle infrastrutture critiche attribuite alla Federazione Russa nei confronti dell'Europa. Ha ricordato che quest'anno sono stati prodotti a livello globale circa 170 zettabyte di dati, un volume enorme che da solo non genera conoscenza se non viene letto e interpretato. Il sottosegretario ha inoltre richiamato il tema della sovranità tecnologica e della protezione delle infrastrutture critiche sottomarine, per le quali transita circa il 98% dei dati globali, in particolare nel Mediterraneo.
Il Presidente del Copasir Lorenzo Guerini ha ricordato che il compito dell'intelligence è rispondere a domande fondamentali - cosa sta accadendo, quali sviluppi potrebbero verificarsi, quali conseguenze avranno per il Paese - attraverso un lavoro rigoroso di raccolta, analisi e restituzione al decisore politico di un quadro chiaro e affidabile. Ha portato l'esempio dell'invasione russa dell'Ucraina, quando intelligence occidentali che disponevano delle stesse informazioni ne diedero interpretazioni diverse, a dimostrazione di come l'elaborazione umana dei dati resti un elemento decisivo anche in presenza di strumenti tecnologici avanzati. Ha inoltre richiamato la necessità di mantenere separati il momento dell'analisi da quello della decisione politica, e la mancanza in Italia di una strategia di sicurezza nazionale strutturata come possibile terreno di riflessione futura.
Il generale Alessandro Ferrara, già in servizio presso DIS e AISI, intervenuto come analista, ha insistito sul concetto di integrazione tra competenze specialistiche in un ambiente strategico sempre più interconnesso e ibrido, dove le minacce non restano isolate nei settori in cui nascono ma tendono a contaminarsi reciprocamente. Ha definito l'intelligenza artificiale "un potente fattore abilitante" capace di correlare, classificare e valorizzare masse di dati altrimenti ingestibili, ma ha ribadito che la validazione finale e l'assunzione di responsabilità restano affidate alla componente umana, chiamata anche a individuare le "allucinazioni" della macchina.
Un ulteriore intervento tecnico, del Dott. Francesco Carioti (ACN), ha approfondito il tema della cybersicurezza, sottolineando come l'approccio OSINT, se condotto con metodo, rigore e capacità di verifica, consenta di individuare indicatori di compromissione, anticipare campagne ostili e costruire una "resilienza predittiva", passando dalla reazione alla prevenzione, in stretta collaborazione con realtà come l'Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale e la rete dei CSIRT.
Nella parte conclusiva della conferenza, i creatori della piattaforma ne hanno mostrato le funzionalità attraverso una demo live. Gnosphera si presenta come uno strumento cartografico multidominio in grado di visualizzare in tempo reale indicatori eterogenei - dal traffico navale nello Stretto di Hormuz ai cavi sottomarini, dalle centrali energetiche alle sedi diplomatiche - con l'obiettivo dichiarato non solo di fornire risposte, ma di "stimolare le domande dell'analista".
La piattaforma si articola in due livelli: uno più aperto, accessibile a chiunque voglia sperimentare l'analisi OSINT, e una sezione riservata di tipo "government", che integra un algoritmo proprietario capace di produrre report di intelligence quotidiani con analisi previsionali a 24, 48 e 72 ore. Tra le funzionalità presentate figurano un Cyber Threat Center collegato all'Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale, un "intelligence graph" per ricostruire le relazioni tra attori (ad esempio tra una nave, il porto di destinazione e il relativo proprietario), e una sezione dedicata al monitoraggio delle aziende strategiche e della supply chain nazionale, capace di segnalare in tempo reale eventuali acquisizioni da parte di attori stranieri.
I relatori hanno più volte ribadito, a chiusura dell'evento, come l'ultimo anello della catena decisionale debba restare sempre l'analista umano: la macchina può elaborare in poche ore una mole di dati che richiederebbe mesi di lavoro umano, ma il margine di errore resta possibile, e per questo il controllo umano - l'"human in the loop" - deve rimanere il presidio finale del processo.