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Il mondo visto attraverso l'obiettivo di un fotografo non vedente

Quando Pete Eckert iniziò a diventare cieco, decise di colmare la sua perdita con l'arte. A vent'anni, Eckert passava intere giornate a preparare disegni in grafite e xilografie per poi chiedere alla moglie di descrivergli i risultati.

Ma questo processo, riportando le sue parole, "faceva impazzire mia moglie". Così, alla ricerca di un mezzo più immediato, si è rivolto alla fotografia.

"Quando ho iniziato, le fotocamere digitali erano ancora fantascienza", racconta Eckert. "Andavo a comprare due rullini e facevo dieci domande. Ci andavo ogni giorno. E grazie alle domande e ai feedback ricevuti, ho imparato".

Più di vent'anni dopo aver perso completamente la vista a causa della retinite pigmentosa, una malattia degenerativa dell'occhio, Eckert ha avviato una carriera di successo come fotografo autodidatta. Le sue immagini, suggestive e spettrali, sono state ricercate da riviste come Playboy, che gli ha commissionato una serie di nudi enigmatici e Volkswagen, che ha recentemente assunto Eckert per fotografare una sua nuova auto per una campagna pubblicitaria.

"Vedo il mio lavoro e il movimento della fotografia cieca, come un'evoluzione del movimento impressionista di cento anni fa". "Molti degli impressionisti hanno avuto problemi di vista, hanno mostrato un modo diverso di interpretare le cose. Il movimento della fotografia cieca è il passo logico successivo".

Durante le sue prime uscite fotografiche, Eckert faceva escursioni notturne con il suo pastore tedesco, Uzu, per proteggersi. Iniziò a fotografare statue, anche se ben presto cercò soggetti più interessanti.

"Fotografare le sculture non è proprio corretto, perché l'arte è già lì", dice. "Quello che cercavo era un modo per mostrare graficamente com'è la cecità".

"In realtà costruisco le immagini con strati e strati di informazioni", ha detto Eckert, che afferma di essere in grado di memorizzare fino a 100 immagini nella sua memoria a breve termine.

Gran parte delle foto di Eckert sono state scattate nel suo studio di casa, anche se alcune delle sue immagini più sorprendenti fondono figure fantasmatiche con fondali all'aperto. Ha anche debuttato nel fotogiornalismo con la sua collezione "Bus Series", in cui documenta le difficoltà che incontrano i non vedenti e i disabili sui mezzi pubblici.

Le immagini di Eckert non sono semplici metafore della cecità. Molte di esse sono state scattate per rappresentare letteralmente ciò che la sua mente vede, offrendo ai vedenti uno sguardo avvincente sul suo mondo.

Eckert sostiene di essere in grado di vedere la "luce" che emana dalle sue stesse ossa, qualcosa che paragona alla sensazione di "arto fantasma" provata da alcuni amputati. Egli ritiene che questo fenomeno sia il risultato dei suoi continui sforzi per percepire il mondo che lo circonda.

"C'è una sezione del cervello che non viene usata quando si è ciechi", ha detto. "Ma il tuo cervello è pronto a (reindirizzare) quella capacità. Così, negli ultimi 20 anni, ho ricablato attivamente la mia corteccia visiva attraverso il suono, il tatto e gli input di memoria.

"Credo che se qualcuno mi facesse una risonanza magnetica, la mia corteccia visiva sarebbe altrettanto attiva e collegata con gli altri miei sensi".

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